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I varchi al mare di Ostia finiscono in tribunale, due stabilimenti: "Quereliamo Marino"

La linea della Federazione rimane "quella di dialogo con le Istituzioni", ma anche di "difesa legale delle attività imprenditoriali"

Ostia si è risvegliata, questa mattina, con un po' di foschia nell'aria. E non parliamo solamente delle condizioni metereologiche. Dopo la giornata, storica, di ieri in cui in una mossa combinata il Campidoglio ha prima abbattuto due chioschi abusivi a Castel Porziano e aperto tre varchi al mare di Ostia, oggi è il tempo delle riflessioni e delle critiche. Positive e negative. 

"QUERELIAMO MARINO" - Il modo di agire del Pd romano ha fatto infuriare gli imprenditori balneari. Soprattutto due, quello che gestisce il Marechiano e quello che gestisce lo Shilling, al lato sinistro della storica Rotonda di Ostia. I due stabilimenti interessati dall'apertura degli accessi al mare, infatti, hanno minacciato neanche troppo velatamente di querelare il sindaco Ignazio Marino: "È andato contro il Tar, - sostiene il loro legale Adriano Tortora - Il Comune non poteva farlo senza aver prima fornito le indicazioni chieste dal Tar. Impugneremo di nuovo domani davanti al Tar con motivi aggiunti e quereleremo in procura tutti gli esecutori dell'ordinanza, incluso il sindaco Marino". 

MANO TESA DI FEDERBALNEARI - Federbalneari invece sceglie una linea più conciliante. "Lavoriamo con il Campidoglio per un nuovo lungomare di Ostia", dice il presidente Renato Papagni. Una querelle, questa, che va avanti da almeno 25 anni, con recenti, clamorose inchieste che hanno mostrato i rischi di infiltrazioni mafiose nel sistema delle concessioni. "I varchi sono stati disposti dalla Capitaneria di Porto nel 1990 - ricorda il leader storico dei balneari e titolare de 'Le dune' a Ostia -. Ma un anno dopo sono stati richiusi perchè in spiaggia arrivava di tutto: tossicodipendenti, prostitute, vagabondi. Quindi erano chiusi da 25 anni". 

"NON RESPIRIAMO ARIA DI MAFIA" - "L'assessore Sabella ha detto che la situazione è molto meglio di quanto pensasse, che ha trovato persone perbene - aggiunge Papagni -. Con gli amministratori troveremo il giusto equilibrio. Lavoro con l'assessore Caudo per un Piano di utilizzo degli arenili (Pua) che trasformi il lungomare di Ostia. Secondo noi va demolito per farne una passeggiata: non servono più le cabine e gli stabilimenti, ora la spiaggia si vive in modo diverso". Quanto ai sospetti di infiltrazioni mafiose nel settore, Papagni dice: "Non respiriamo aria di mafia, la magistratura indaghi pure".

IL TAR DEL LAZIO E I DANNI - "Aprire 10 varchi non significa spianare il Lungomuro - sottolinea Papagni - . Il mondo dell’economia del litorale romano si aspetterebbe dall’Amministrazione capitolina un progetto di riorganizzazione del sistema balneare, in questo modo invece sembra che a Ostia si voglia portare il degrado, non il turismo".

La notizia della bocciatura da parte del Tar del ricorso presentato dagli stabilimenti balneari, secondo Papagni è distorta: "E’ stata rifiutata la sospensiva perché il Tar ha chiesto al Comune di Roma di fornire la completa documentazione in previsione del 6 maggio, data in cui il Tribunale presenterà il verdetto definitivo". Papagni rettifica anche l’informazione trapelata a mezzo stampa che sostiene che Federbalenari Roma farà richiesta dei danni. "Saranno i titolari delle concessioni che hanno subito l’azione demolitoria, a fare richiesta di danni, di immagine e non solo".

SPIAGGE LIBERE SI' O NO? -  Papagni nega che manchino le spiagge libere a Ostia e che gli stabilimenti impediscano ai bagnanti di mettere l'asciugamano sulla battigia senza pagare l'ingresso: "Ce ne sono 3 chilometri a Ostia - afferma - e non è vero che non facciamo mettere gli asciugamani sulla battigia davanti agli stabilimenti. È la Capitaneria di Porto a stabilirlo per motivi di sicurezza. Io pago 86 mila euro l'anno e ne spendo 200 mila di manutenzione".

Angelo Bonelli la vede diversamente. Presidente del Municipio del litorale negli anni '90, "autore delle prime demolizioni", ora portavoce nazionale dei Verdi, ricorda che "il Comune non ha emanato un'ordinanza che tuteli il diritto alla balneazione. L'apertura dei varchi non basta. L'85% delle spiagge non sono libere" 

TRIBUNALE ANCHE A CASTEL PORZIANO - Anche ai Cancelli di Castel Porziano i gestori promettono battaglie legali. Al 6° Cancello, dove si sono tenute le prime demolizioni, ieri poco prima delle 17 c'è stato uno stop dei lavori. "Una sospensiva di carattere tecnico - ha spiegato Sabella - perchè evidentemente il Consiglio di Stato non era stato messo al corrente che l'esecuzione era in corso. La richiesta di sospensiva è stata fatta mentre i lavori erano già partiti. Per rispetto alla magistratura sospendiamo i lavori e chiederemo una revoca di quest'ordinanza di sospensione perchè dobbiamo almeno mettere in sicurezza il cantiere. Verosimilmente riprenderemo i lavori nei prossimi giorni". Insomma uno stop a tempo determinato ma i gestori dei chioschi non vogliono arrendersi

NON SONO SOLO QUESTI I PROBLEMI - Il day-after, però, ha generato un grande dibattito tra la cittadinanza. Marino, che da poco più di 10 giorni è anche presidente del Municipio di Ostia, si troverà di fronte ad una situazione, quanto meno, delicata. Le realtà criminali presenti sul territorio e riconosciute dalle forze dell'ordine sono una piaga da estirpare, ma i residenti chiedono altro. Le strade di Ostia e dell'entroterra sono ridotte un colabrodo, la Roma-Lido accusa sempre più disagi, sull'estate c'è un grosso punto interrogativo e manca ancora la figura del Commissario che traghetterà il X Municipio fino alle prossime elezioni. Insomma c'è da lavorare. 

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